Le radici del concetto di “conservazione” in cucina risalgono alla preistoria, quando l’umanità, da nomade, si stabilì in comunità agricole e capì l’importanza di conservare il cibo per la sopravvivenza. Provviste e conserve, questa pratica si è evoluta nel corso del tempo, passando da un’essenziale strategia di sopravvivenza a una forma d’arte culinaria.

La necessità di provviste si è manifestata in ogni epoca, soprattutto durante l’inverno e le carestie, quando la scarsezza era una sfida. Conservare i cibi non solo ha permesso di affrontare tempi difficili, ma ha anche creato un legame profondo tra cucina e cultura. Dalla coltura dei cereali alla produzione dei latticini e del pane, ogni alimento conservato ha narrato la storia della terra e delle persone che l’hanno curato.

Le conservate casalinghe hanno affrontato il cambiamento delle società. La trasformazione da agricole a urbane ha portato la conservazione dallo sgombro invernale al supermercato moderno. Questa evoluzione ha arricchito le tavole con nuove esperienze sensoriali, grazie all’importazione di cibi esotici da terre lontane. Gli scambi culturali hanno fatto fiorire il palato, mentre le scoperte di terre lontane hanno rivoluzionato le abitudini alimentari, aprendo porte a ingredienti e piatti inaspettati.

Non possiamo dimenticare come la storia ci abbia donato icone come l’apriscatole e il celebre cibo in scatola Simmenthal, una testimonianza del passato che ha reso la conservazione un’arte moderna.

Le nostre tavole raccontano la storia di come l’umanità abbia affrontato la sfida di conservare il cibo, trasformandola in un’opportunità per celebrare culture, stagioni e sapori. Le provviste e le conserve, dalle antiche tradizioni al mondo contemporaneo, sono una testimonianza tangibile di come il passato continui a nutrire il presente.

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